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Realizzare un costume è sempre stato per me
momento creativo affascinante non solo per uno studio
accurato di un preciso periodo storico e culturale.
Il costume può, infatti, non avere solo un suo riferimento
iconografico, può non essere la semplice trasposizione o
lettura del tempo del suo vissuto ma mettere in moto un
processo ed un principio di vasi comunicanti tra il
rappresentante ed il rappresentato, tra la storia ed il
contemporaneo.
Ogni costume ha un suo divenire, una sua radice che va
oltre l’esteriorità: dai costumi per le processioni
pasquali a quelli più frivoli ma sempre concettualmente
complessi delle eroine dei fumetti, dai velluti
rinascimentali agli scarti seriali del terzo millennio ho
sempre ricercato i particolari tanto del loro tempo quanto
dei personaggi che si portavano dentro.
Creare – ad esempio - il costume del gobbo di Notre - Dame
de Paris mi ha portata alla ricerca delle grandi
Cattedrali dall’atmosfera rigida, algida e imponente,
edificate dalla Chiesa per trasmettere nell’inconscio
collettivo la sua potenza e la inderogabilità di un
dominio non solo temporale.
Così il costume del gobbo è stato studiato per
rappresentare un personaggio per quel tempio, si e’ mosso
nel silenzio claustrale di quelle mura, nel buio tagliato
dalle luci delle vetrate, sotto i cieli pesanti ed
immanenti degli archi e delle volte Debbo dire che il
risultato è stato sorprendente e mi ha fatto vivere
l’intensità del personaggio con una emozione tale da
sentirne ogni suo respiro e condividere ogni suo momento.
Fare un costume, una scenografia diventa così un vivere in
bilico tra realtà e sogno, una altalena di emozione ed
inquietudine della ragione, un viaggio ai confini
dell’essere e dell’essere stati.
Sono felice di poter collaborare con la Fondazione, il
connubio costume – arti figurative mi affascina
moltissimo. Spero di potere trasmettere l’amore per il
costume quale testimonianza della nostra storia e vita
delle nostre genti. |